La formazione professionale, per molti giovani, può rappresentare un’ottima opportunità di qualificazione professionale. Il percorso educativo e formativo rischia, però a volte, di non essere efficace. Se pensiamo agli specifici target dei percorsi per l’assolvimento del diritto - dovere all’istruzione con la formazione professionale, non possiamo proporre metodi didattici e moduli formativi caratterizzati da un’impostazione “scolarizzante”. Le “lezioni” ed un certo tipo di formazione tradizionale hanno, spesso, il limite strutturale di non poter accompagnare il processo completo d’apprendimento degli adolescenti, ma di riuscirne a stimolare solo l’avvio e spesso unicamente a livello cognitivo. Negli ultimi dieci anni le neuroscienze hanno più volte posto l’attenzione sull’importanza dell’emotività sia nella costruzione della motivazione ad apprendere, sia nella facilitazione e persistenza dell’apprendimento stesso.
Nei percorsi di formazione professionale di base, accogliamo adolescenti precocemente espulsi dai canali di istruzione. L’adolescente in “crisi” mostra evidenti difficoltà a fronteggiare positivamente il compito di sviluppo “scuola”. Queste difficoltà, accompagnate da insuccessi formali, spesso rappresentano una minaccia di svalutazione di sé durante il delicato processo di costruzione dell’identità. La ricerca scientifica ha identificato nella carenza di competenze psico-sociali uno dei fattori ricorrenti nelle esperienze educative problematiche. Un percorso scolastico fallimentare incide pesantemente sull’adolescente in termini di autoefficacia (il sentirsi competente). Nel nostro caso, la formazione professionale è prevalentemente composta da giovani, senza nessun tipo di esperienza lavorativa pregressa, inseriti in percorsi formativi più come ripiego che come effettiva scelta. Il conseguente e immediato crollo della motivazione ad attivarsi in modo efficace nel percorso formativo lascia spazio ad atteggiamenti e comportamenti di attesa, di disimpegno e indifferenza nei confronti del proprio futuro professionale. In questo quadro, occorre ripensare al ruolo da attribuire alla formazione professionale, con gli specifici repertori e strategie didattiche, attraverso la consapevolezza degli elementi teorici che entrano in gioco nel processo, la capacità di controllo degli stessi, la loro traduzione in precise modalità di intervento.
Formazione outdoor: apprendere dall’esperienza
Nelle aule di formazione gli adolescenti si presentano con caratteristiche peculiari: difficile rapporto con il mondo della “scuola”, diffidenza nei confronti degli adulti - insegnanti - formatori. Appare molto debole l’aspetto di cultura generale con atteggiamento di disinteresse, o quanto meno di poca attenzione, per quanto accade attorno a loro, nel “mondo”. Denotano scarsa motivazione agli apprendimenti e allo sviluppo personale con diffusa bassa autostima o, sotto forma di difesa, eccessiva autostima. I modelli di comportamento e culturali sono spesso distorti (ad esempio, il concetto di intelligenza inteso come scaltrezza, abilità nel farla franca, nel non assumersi responsabilità). Questi giovani, spesso, non si sentono capiti, rispettati, valorizzati, e di conseguenza, in aula, attivano modelli di comportamento critici. La ricerca di strategie formative che possano incidere, in termini qualitativi, per migliorare in modo radicale le criticità presenti in questi specifici contesti didattici, appare indifferibile. Il CIOFS-FP Toscana, coniugando dal punto di vista pedagogico tradizione e innovazione, ha adottato un impianto metodologico caratterizzato da un’impostazione fortemente “descolarizzante”, con l’utilizzo di una specifica metodologia formativa: l’Outdoor Training. L’integrazione tra formazione in aula e formazione outdoor avviene con la sperimentazione di un modello di apprendimento centrato sullo sviluppo della persona (self empowerment), che offre ad ogni allievo la possibilità di identificare attitudini personali e aspettative professionali, che gli permettano di definire e consolidare il proprio percorso di sviluppo personale e professionale e al contempo acquisire le competenze trasversali, ormai fondamentali per la loro occupabilità futura. Pur integrando la metodologia Outdoor Training, al CIOFS-FP di Livorno si parte dal presupposto che le competenze tecniche siano l’essenza della competenza professionale. Ma per utilizzare in modo ottimale questo bagaglio di conoscenze è necessario che il giovane allievo sappia sviluppare le competenze sociali (capacità di lavorare in squadra, di comunicare e di assumere la leadership), oltre che le competenze personali (capacità di riconoscere e assumere comportamenti lavorativi, saper prendere decisioni, resistenza allo stress), cioè le cosiddette key skills. Le strategie formative, quindi, devono essere funzionali al rafforzamento dei comportamenti sociali e lavorativi, oltre che all’acquisizione delle competenze tecnico professionali. L’Outdoor Training costituisce per il nostro centro uno dei punti di maggior innovazione per rendere la formazione più incisiva. L’Outdoor Training può essere definito come una serie di “attività formative che vengono svolte all’aria aperta a fini didattici, per sviluppare determinati comportamenti dei partecipanti sotto la conduzione di un formatore appositamente preparato” (Rotondi, 2004). Le attività possono essere brevi e semplici esercitazioni all’aperto (Outdoor Small Techniques), esercitazioni svolte in campi permanenti appositamente attrezzati ubicati presso scuole di formazione (Campi Outdoor Preimpostati), o veri e propri percorsi formativi che si svolgono in sessioni prolungate in mezzo alla natura (Outdoor Training). Le attività pratiche all’aperto mettono i nostri adolescenti di fronte a problemi da risolvere attraverso una loro azione diretta. Ma al formatore che conduce l’Outdoor non interessa tanto il reale livello di difficoltà da affrontare, quanto la percezione soggettiva e il pieno coinvolgimento emotivo dei giovani adolescenti, che possono così essere in grado di mobilitare e mettere in gioco le proprie energie e risorse disponibili. L’Outdoor non è da confondere con le attività di intrattenimento o animazione: le attività fisiche sono solo strumenti, mezzi utili per rilevare e sviluppare le potenzialità personali dei giovani e del gruppo. La loro importanza è, quindi, secondaria. Ad esempio, saper scalare un albero o compiere un percorso a dieci metri d’altezza per l’Outdoor Training non è il fine, ma rappresenta solo un mezzo, attraverso il quale poter far sperimentare determinate situazioni e comportamenti ai giovani, costruendo loro un forte ancoraggio, soprattutto emotivo, per gli apprendimenti, che rappresentano, per il formatore, l’unico obiettivo al quale riportare tutte le attività svolte.
La metodologia Outdoor Training, descritta sopra sinteticamente, racchiude in realtà molte forme, varianti e tipologie differenti, rappresentando ognuna di esse un nuovo mondo di possibilità formative da esplorare e utilizzare. Possiamo qui sottolineare un aspetto importante che caratterizza il CIOFS-FP Toscana e questa metodologia formativa: la programmazione e la realizzazione delle attività Outdoor richiede una grande regia, fatta di attenzioni, sensibilità, visione e creatività per saper cogliere opportunità e per costruirne di nuove, in modo da poter sempre mettere a disposizione dei nostri giovani tutta una costellazione di possibilità d’apprendimento tale da poterli realmente sostenere lungo un percorso di sviluppo e di crescita personale. Concludendo, ecco come un giovane adolescente sintetizza l’esperienza formativa durante uno dei nostri numerosissimi follow up: “L’Outdoor è un metodo che serve in parte a rafforzare lo spirito di gruppo, ma è soprattutto un’esperienza personale che serve ad individuare le nostre capacità. Serve a rafforzare il nostro comportamento, la nostra autostima, la fiducia che abbiamo in noi ma che impariamo anche dagli altri. Questo metodo servirà in un nostro futuro, sia in ambito lavorativo, sia nella vita quotidiana. Serve a capire come affrontare i pericoli e a non cercare scappatoie… consiglierei ai giovani l’Outdoor Training perché posso dire per certo, essendoci stata, che è un’esperienza bellissima, che fa, oltre che divertire, riflettere su noi stessi, su quello che vogliamo fare del nostro futuro, serve per farci capire che nulla è impossibile, ma che ci vuole grinta e determinazione, fiducia in noi stessi, ma anche negli altri…”.
Rossano Nuti. Laureato in Scienze dell’Educazione - esperto dei processi formativi, è formatore presso il CIOFS-FP di Livorno ed è specialista in metodi e processi di apprendimento Outdoor Training.