La Caritas in Italia e in tutta Europa, soprattutto oggi prende atto della presenza di molti immigrati nei Paesi dell’Unione Europea, che provengono sia da territori lontani ma anche da Stati membri dell’Unione o vicini ad essa. «Sono persone, giovani e meno giovani», dice Monsignor Giuseppe Merisi, Vescovo di Lodi dal 2005, «che fuggono dai Paesi di origine perché perseguitati o perché in cerca di pace o di lavoro o di migliori condizioni di vita». Espressione questa ben documentata, poiché il vescovo attualmente ricopre notevoli incarichi quali Presidente della Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute, Presidente della Caritas Italiana, Presidente della Consulta Nazionale per la pastorale della sanità e Presidente della Consulta Ecclesiale degli organismi socio-assistenziali. .jpg)
Quale valore e importanza attribuisce la Caritas alla presenza degli immigrati in Italia?
Di fronte agli immigrati, la Caritas, espressione della Comunità cristiana, non può che testimoniare nei fatti accoglienza e solidarietà, lasciando alla società civile e alle sue Istituzioni la responsabilità del dibattito e delle decisioni sulle politiche migratorie, non senza aver ricordato ciò che il Papa e i Vescovi hanno più volte espresso sulla necessità dell’accoglienza, della legalità, della integrazione. E non senza aver invitato ad attuare le collaborazioni indispensabili con l’Unione Europea e con i Paesi interessati dell’area mediterranea.
L’Europa dedica l’anno in corso alla lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Ci può esplicitate la partecipazione della Caritas all’iniziativa europea, in rapporto all’integrazione degli emarginati e dei poveri?
I poveri, una molteplicità di volti e storie. Quelli più emarginati come i senza dimora; quelli nelle istituzioni totalizzanti, come carcerati e malati mentali; quelli nelle famiglie, come donne, minori, anziani e disabili. Ma anche i poveri nei mondi giovanili, scolastici e lavorativi; i poveri migranti, richiedenti asilo, rifugiati, i poveri della terza e quarta settimana e i poveri di relazioni e di senso. Sempre e comunque uno scandalo inaccettabile, a ogni livello, a cominciare da quello planetario, con un miliardo e 20 milioni di persone che soffrono la fame e 2,6 miliardi che vivono con meno di 2$ al giorno.
È questo il messaggio che Caritas Europa ha lanciato all’inizio del 2010, presentando un Rapporto sulla povertà e la campagna “Zero Poverty”, in occasione dell’Anno europeo di lotta alla povertà e all'esclusione sociale. “Povertà tra noi” è il titolo del Rapporto. Ci ricorda che anche nella ricca Europa dei 27 ben 79 milioni di persone vivono oggi sotto la soglia di povertà e di questi 19 milioni sono bambini.
Urge dunque investire in politiche sociali?
Sì, capaci di sostenere le famiglie sin dalle prime fasi dei loro percorsi di povertà. Ma occorre soprattutto sensibilizzare e rafforzare la conoscenza dei fenomeni e delle storie di povertà.
Il 14 febbraio - memoria di Cirillo e Metodio, santi patroni d'Europa - Benedetto XVI, e con lui molti Vescovi europei nelle rispettive diocesi, ha visitato uno dei servizi per i poveri, l’ostello “Don Luigi Di Liegro” della Caritas diocesana di Roma. È stato uno dei momenti iniziali dell'azione delle Chiese europee e della rete Caritas, che si protrarrà per l'intero anno, grazie a una pluralità di strumenti ed eventi. Tra questi ricordiamo un sussidio per le scuole e i gruppi giovanili per comprendere le dimensioni delle povertà e le possibili azioni di contrasto. E contemporaneamente incoraggiare la risposta concreta del volontariato (Kit scolastico).
Quale la prospettiva globale?
Quella di elaborare un percorso educativo con ‘sguardo europeo’, a servizio delle molteplici progettualità già in atto.
Questo significa aprire piste di lavoro e canali di relazioni, quali: non limitarsi esclusivamente alla sensibilizzazione, ma ‘coscientizzare’, con la prospettiva di scardinare i meccanismi che generano povertà e disuguaglianze; far comprendere l’importanza di costruire politiche sociali a servizio dei poveri nei vari contesti nazionali tenendo presente la dimensione europea; promuovere scambio e confronto sulle azioni in Italia e in altri Paesi europei, per un reciproco arricchimento e con un duplice obiettivo, educativo e di animazione, con particolare attenzione ai temi della scuola e della formazione professionale; valorizzare le molteplici opere-segno pensate e progettate a servizio dei poveri; evidenziare le interconnessioni delle tematiche e delle proposte formative.
In tal modo le situazioni più difficili si possono trasformare in occasioni educative. Come?
Passando dall’umiliazione all’azione, dall’indifferenza alla differenza, dall’urgenza alla progettualità. È questa la sfida alla quale le Chiese provano a rispondere e le Caritas si inseriscono in questo cammino educativo.
Quale l’impegno delle Caritas parrocchiali e diocesane per l’accoglienza dei poveri, degli emarginati e degli immigrati?
Ogni iniziativa delle Caritas diocesane e parrocchiali tende a creare condizioni favorevoli alla dedizione di carità nei confronti dei poveri, degli ultimi, degli emarginati. E ciò con l’impegno educativo e con le “Opere segno” (mense, dormitori, case accoglienza, aiuto a minori e donne in difficoltà, ecc), sempre nel contesto e in collaborazione con le Comunità ecclesiali presenti sul Territorio. Ogni Caritas diocesana è invitata a promuovere la costituzione di un Centro di ascolto di chi ha bisogno, e di un Osservatorio delle povertà per essere aiutati a capire il dramma di tante situazioni difficili. Anche il tema delle emergenze (es. Terremoto: Abruzzo, Haiti), offre opportunità importanti di intervento, di assistenza e di educazione giovanile. Senza dimenticare il tema delle famiglie da aiutare e da incoraggiare. In questi tempi di crisi economica le Caritas sono molto impegnate con le rispettive Diocesi nella promozione dei Fondi di solidarietà e del Prestito della speranza avviato dalla CEI. Questo lavoro per la solidarietà, così importante dal punto di vista educativo (pedagogia dei fatti), suppone che in ogni Comunità cristiana venga promosso un punto di riferimento (Animatore parrocchiale Caritas), che tenga i collegamenti con le Caritas diocesane per le iniziative formative e per le “opere segno”, oltre che per segnalare eventuali urgenze di solidarietà da affrontare con i fondi dell’8 per mille.
A livello nazionale e regionale?
A questi livelli vengono costituite le Consulte delle Opere socio assistenziali per studiare insieme, con il coordinamento della Caritas nel rispetto di ogni specificità, i problemi e le opportunità sul Territorio. A cura della Consulta nazionale e della Pastorale della Salute, è in corso un censimento di tutte le opere e le iniziative, grandi e piccole, nate dalla ispirazione cristiana, nei campi socio-assistenziali e socio-sanitari, presenti in ogni Diocesi. Nel recente Convegno delle Caritas diocesane che si è tenuto a s. Benedetto del Tronto, si è molto insistito perché, all’inizio del decennio sulla educazione, si rilancino iniziative in campo giovanile (es. Servizio civile, ma non solo) d’intesa con la pastorale giovanile, gli Oratori, le Associazioni, anche in vista dell’Anno europeo del volontariato previsto per il prossimo anno.
Quali collegamenti la Caritas riesce ad attivare con le realtà della formazione professionale e del lavoro per la preparazione e l’inserimento delle persone in situazioni di povertà ed emarginazione?
Conosco diverse realtà impegnate nel campo della formazione professionale con i cui responsabili la Caritas intrattiene rapporti significativi di collaborazione e di sinergia. Penso che per il futuro si possa immaginare qualche ambito ecclesiale di comunione in cui Caritas e scuole possano insieme riflettere in vista proprio di un maggior impegno comune per favorire accoglienza, integrazione e preparazione di giovani poveri, emarginati o meno favoriti.
E per concludere?
Tutto ciò che il Vangelo ci dice sull’amore per il prossimo e per il prossimo che soffre, a partire dall’esempio di Gesù, deve essere assunto e testimoniato dalla Comunità cristiana con dedizione personale, appunto la testimonianza, con percorsi formativi, con “opere segno” che dicano concretamente la pedagogia dei fatti. Il tutto a partire dall’insegnamento della Chiesa, ultimamente riproposta dalla magistrale enciclica “Caritas in veritate” di Benedetto XVI.