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Verso una personalizzazione dei servizi


Negli ultimi anni i CPI (Centri per l’impiego) sono stati chiamati all’attivazione di una serie di processi a supporto dell’erogazione dei servizi di orientamento, inserimento ed accompagnamento lavorativo, atti a garantire la qualità e la personalizzazione dei servizi. A distanza di dieci anni dalla riforma dei Servizi per l’impiego (SPI) risulta, anche se in maniera piuttosto disomogenea su tutto il territorio nazionale, che i servizi dei CPI sono stati riorganizzati, strutturati e pianificati secondo i dettami definiti dalla legislatura recente. 

Il volume curato dall’Isfol intende approfondire lo studio delle azioni sperimentali, nonché le soluzioni innovative adottate nei Centri per l’impiego, campionate attraverso l’indagine censuaria sui Servizi per il lavoro, a sostegno di particolari categorie di utenza (donne, over 50, giovani, lavoratori stranieri, disabili e svantaggiati) e a supporto di specifiche politiche individuate in risposta a dinamiche locali, nell’intento di trarre indicazioni sullo sviluppo di nuove dinamiche organizzative entro i Centri per l’impiego in rapporto alla specificità delle questioni poste da ciascuna tipologia di utenza considerata.

L’iniziativa si colloca nell’ambito del progetto “Monitoraggio e analisi qualitative dei modelli di organizzazione ed erogazione dei servizi per il lavoro”, che segue da diversi anni la riforma dei servizi per l’occupazione, in particolare nel contesto specifico dell’Obiettivo 2.1 “Analisi di Approfondimento dell’organizzazione ed erogazione dei servizi per il lavoro a supporto delle attività delle Regioni, delle misure di welfare to work e degli interventi per il potenziamento dei servizi per il lavoro”.

In rapporto ai risultati dell’indagine censuaria di monitoraggio dei SPI realizzata nel 2008, l’analisi dei progetti segnalati dai CPI ha evidenziato che i fattori che hanno determinato l’estensione dei servizi di supporto alla persona per favorire un reale inserimento nel mondo del lavoro, risultano piuttosto differenziati in relazione alla tipologia di target presa in esame, a conferma del nuovo orientamento dei SPI di “prendersi carico” dell’utente a seconda dei bisogni rilevati.

Ciascuna delle tipologie di intervento individuate, centrata su servizi di tipo orientativo e consulenziale, piuttosto che sullo sviluppo di interventi integrati di politiche attive e passive, nonché di sviluppo locale, richiede generalmente una organizzazione complessa e si fonda sulla possibilità di individuare strategie di inserimento lavorativo i cui risultati sono riscontrabili in termini di occupazione solo in tempi medio lunghi, in quanto le possibilità di riuscita degli interventi sono in stretta relazione con la competenza del Centro, ma non solo, a convenire, concordare e verificare il percorso di lavoro proposto (nonché la sua fruizione e fruibilità) in rapporto agli obiettivi ed alle esigenze di chi al Centro si rivolge.

Il fulcro della promozione dei servizi di politica attiva del lavoro (nonché dei servizi deputati alla gestione degli ammortizzatori sociali) è dunque la “presa in carico” della domanda della persona in cerca di occupazione e gli strumenti volti a consolidare la costruzione dei percorsi di riqualificazione. Ciò richiede la possibilità di attivare reti e sistemi di scambio con altri interlocutori del territorio (es. le Asl, le associazioni datoriali, Inps etc..), ma anche lo sviluppo di strumenti e dispositivi che consentano ai Centri di proporre soluzioni sostenibili in rapporto alle risorse strutturali e professionali disponibili entro i Centri stessi.

L’analisi delle sperimentazioni sui diversi target evidenzia che molteplici sono le tipologie di richieste che attengono alla ricerca del lavoro: dalla domanda di integrazione sociale degli immigrati, alla possibilità per le donne di articolare progettualità e di conciliare la vita lavorativa con quella professionale, alla possibilità di integrare le diversità nei processi di gestione delle risorse umane nelle organizzazioni, alla domanda di inserimento sociale dei disabili ed infine alla domanda posta dalle scuole ai CPI rispetto ai giovani, ed infine alla funzione che i CPI assumono nel rapporto con i servizi sociali per l’integrazione di particolari categorie svantaggiate (tossicodipendenti, ex detenuti etc..). Si tratta di richieste che non si organizzano scontatamente entro le modalità di richiesta precedentemente attese presso i CPI e che richiedono viceversa: modelli di lettura dei rapporti con il contesto; capacità di interloquire con una molteplicità di stakeholders sul territorio, in funzione di obiettivi e risultati attesi; la presenza di figure professionali specifiche, in grado di gestire i processi di accompagnamento/inserimento lavorativo.

Portando a sintesi quanto finora proposto in merito alle sperimentazioni segnalate è possibile evidenziare, inoltre, come uno degli aspetti strategici dei Centri per l’impiego per intervenire in modo efficace, sia quello di potenziare le proprie competenze organizzative e di coordinamento, assumendo una specifica funzione nel raccordo fra lavoratori in cerca di occupazione, strutture di servizio deputate a promuovere possibilità di occupazione (enti di formazione, società di outplacement, enti di previdenza etc.) ed imprese locali.

 

 


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