Decine di migliaia di persone, uomini e donne, che in tutte le regioni d’Italia a tempo pieno per 150 anni hanno dedicato la vita all’educazione non possono essere dimenticate in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, nel 2011. Sarebbe una storiografia parziale, ideologica, da riscrivere immediatamente.
In tale occasione la Congregazione dei Salesiani di don Bosco e l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fondati da san Giovanni Bosco, intendono contribuire alla conoscenza, documentando come esse abbiano partecipato a “fare gli italiani”, secondo il loro impegno educativo, nei vari periodi della storia nazionale fino ad oggi. L’intento concreto di formare “buoni cristiani e onesti cittadini” ha caratterizzato lo stile di educazione, assistenza, formazione al lavoro e alla professionalità, di uomini e donne degli strati sociali popolari e medi.
La diffusione dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA), provenienti in origine dal contesto piemontese più direttamente coinvolto nell’unificazione, ha agevolato la comunicazione tra nord e sud, facendo circolare medesimi valori civili e spirituali, lingua, modelli
culturali ed educativi, profili professionali, in aree e regioni distanti.
La maggioranza delle famiglie con cui operavano i due istituti per diversi decenni non leggeva i giornali e viveva nell’isolamento, in un piccolo mondo. Nella vita quotidiana i religiosi fungevano allora da mediatori culturali, tessendo di fatto reti di unità nazionale. L’incremento delle vocazioni locali e lo scambio di personale nelle diverse regioni rappresentano un oggetto di indagine significativo. L’emigrazione massiccia degli italiani, inoltre, suscitò nelle congregazioni salesiane l’impegno di affiancarli per l’assistenza sociale, culturale e religiosa.
La ricerca, elaborata su fonti per lo più inedite, si propone dunque come una testimonianza storica, pedagogica, educativa documentata, con notevoli cenni al presente. Le due congregazioni intendono indicare dati quantitativi fondamentali relativi alle case, alle persone, alle opere, alle differenti attività svolte in tempi di pace e di guerra. In particolare si intende intersecare la linea diacronica con quella sincronica, offrendo uno spaccato della duplice presenza salesiana in alcune date significative. In tal senso collaborano la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium e il CIOFS-FP, insieme al CIOFS-Scuola, con l’Istituto Storico Salesiano, il CNOS-FAP e altri studiosi.
La ricerca delle FMA muove dalla convinzione che educare la persona sia anche educare il cittadino. Il concetto di cittadinanza, tuttavia, ha bisogno di chiarimento in merito alla connotazione femminile. Don Bosco, sebbene schierato con il papa, nella prassi educativa non aveva adottato la logica dell’aut aut, nel conflitto tra Stato e Chiesa, preferendo strategie di integrazione sociale. In tal senso anche il contributo delle FMA al Paese si rispecchia nella formazione e preparazione di persone responsabili e, in diversi casi, capaci di iniziativa.
In linea con il sistema preventivo di don Bosco, le FMA si sono rivolte prevalentemente alle bambine e ragazze delle fasce popolari e medie fino agli anni 70-80 del ’900; a destinatari di entrambi i sessi, nell’ultimo trentennio, pur conservando una maggiore attenzione all’educazione femminile ri-pensata in contesto di coeducazione. Il mondo femminile con i suoi problemi e le sue risorse; il cambiamento della condizione delle donne in Italia, così come appare nell’evoluzione del loro inserimento nelle famiglie, nelle professioni, nello sviluppo industriale, nella Chiesa, costituiscono l’orizzonte di riferimento delle FMA, portatrici di una proposta educativa ispirata a una concezione antropologica cristiana integrale. In alcuni periodi il loro contributo è stato richiesto, ha risposto a esplicite domande delle famiglie e delle istituzioni; talora le ha educate in vista della promozione delle donne; in altri tempi la loro attività si è ridimensionata, attardata su modelli tradizionali o efficacemente rinnovata.
Sin dall’inizio le FMA hanno vissuto il proprio servizio a contatto e in collaborazione con “il pubblico” inteso nel senso più ampio, così che l’attenzione al “civile” ha accompagnato le loro scelte, fino alla formalizzazione delle opere in associazioni (CIOFS, Vides…).
La ricerca non può rendere conto in maniera esaustiva dell’attività salesiana, ma si limita a mettere in luce alcuni aspetti della dimensione scolastica e della formazione professionale e culturale. Entrambi gli ambiti risentono di una maturazione di pensiero, legata alle leggi e alla mentalità del Paese, ma assunte non solo in chiave esecutiva, bensì critica e, almeno in parte, propositiva. In alcuni momenti, infatti, pare che l’antropologia sottesa alle loro scelte educative abbia spinto le FMA a un apporto inedito. In tal senso, si veda ad es.: 1) il lavoro di ricerca e di innovazione scolastica avviato e realizzato dal “SAS”; 2) la sperimentazione scolastica avviata negli anni ’70; 3) l’elaborazione di un percorso integrato tra formazione professionale e culturale; 4) la fondazione di un’istituzione universitaria che ha operato per prima - con un vantaggio di oltre un trentennio - il passaggio dalla “pedagogia” alle “scienze dell’educazione”. Le FMA, si direbbe, non hanno pianificato teoricamente alcuni cambi di mentalità, ma li hanno acquisiti elaborando l’esperienza educativa, mirata alla riuscita “piena” delle persone.